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I “generi” cinematografici

maggio 2, 2011

Quando andiamo al cinema, una delle domande che ci sorgono spontanee è: che genere di film vedremo stasera?… Il genere è un utile strumento per prefigurarci la storia cui assisteremo, per orientare i nostri gusti o addirittura per giudicare il talento del regista o degli attori” (1).

Il concetto di genere ci è familiare, e ne diamo per scontato il significato.

La parola inglese “genre” è di origine francese, vuol dire “tipo”. È usata per descrivere le categorie in cui sono classificati i film. Un genere è dunque un tipo di film che è riconoscibile come tale perché un certo numero di film sono stati fatti e identificati in quel modo.

Il “genere” nasce ad Hollywood: essendo questa soprattutto un business, è chiaro che essa tenda a ripetere le formule che dimostrano di riscuotere successo al botteghino (2).

Si presuppone poi che agli spettatori piaccia avere una vaga idea di cosa aspettarsi da un film che vanno a vedere: il “genere” quindi non è soltanto costituito dalle caratteristiche di un film ma anche dalle tradizionali aspettative del pubblico.

Ed ecco perché i film di genere tendono a ripetere certe convenzioni, presentando personaggi, situazioni e tematiche simili: passando da un film all’altro, le somiglianze hanno maggior peso delle differenze.

Ogni genere tende a caratterizzarsi per i temi affrontati, per lo stile della regia / della tecnica di ripresa / della recitazione degli attori / dell’allestimento delle scenografie… Il pubblico è stato così abituato a capire in anticipo a che spettacolo assisterà, in base agli attori, al manifesto, al tipo di titolo, alla casa di produzione…

Va detto però che oggi la distinzione fra i diversi generi è sempre più labile (3).

Generi analizzati:

poliziesco kolossal musical western biopic fantascienza cartoon horror catastrofico mélo

Note

(1) Ciolfi-Sala, “Ma come si legge un film?”, 2000

(2) Philippe Paraire (“Il grande cinema di Hollywood”, 1996) afferma: “A più di ottant’anni di distanza, ci è possibile ricondurre ad una stessa tipologia film dalle caratteristiche comuni… Ma tutti i generi hanno dovuto adeguarsi ai cambiamenti di gusto del pubblico, alle situazioni contingenti e alle tendenze politiche del momento…”

(3) Scrive Morando Morandini (“Non sono che un critico”, 1995): “Quella dei generi è ormai una foresta percorsa da sentieri che s’intersecano in forma di labirinto”.

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